Grazie ad un progetto (Quando la manna non cade dal cielo) sostenuto dalla Fondazione CON IL SUD è nato a Castelbuono, in provincia di Palermo, il Consorzio Manna Madonita, oggi impegnato nella coltivazione di frassini e nella produzione di manna, sostanza ricca di proprietà nutritive e salutari che per secoli ha rappresentato una risorsa portante dell’economia locale. In occasione della presentazione del bando “Terre Colte”, abbiamo intervistato Vincenzo Barreca, presidente del consorzio, che ci ha raccontato la rinascita di questa preziosa coltura.

 

In cosa consiste il progetto?

Questo progetto prevede la messa a coltura di nuovi terreni a Frassineto da Manna, una coltura che era quasi in via di estinzione, dal momento che ne erano rimasti soltanto 30 ettari circa in tutto il mondo. Questa coltura infatti è oggi circoscritta solo a questa piccola porzione di territorio. Noi abbiamo l’ambizioso progetto di mettere a coltura circa 100 ettari di Frassineto da Manna e dar vita a nuove produzioni a base di manna.

È importante sottolineare che questi terreni erano stati abbandonati e quindi divenuti incolti. Con questo progetto si sta ora ridisegnando il territorio. Il progetto ha dunque una doppia valenza: la produzione di manna da frassino, da una parte, e il riutilizzo di terreni incolti dall’altra.

Che cos’è la manna?

La manna è il prodotto che si ottiene dalla solidificazione della linfa elaborata che durante la stagione estiva fuoriesce dalle incisioni praticate sul fusto e sulle branche principali di alcune specie di frassino del genere Fraxinus L. Quest’ultimo si diffuse nelle regioni centro meridionali ed insulari italiane nel ’600 e nel secolo seguente si incrementò ulteriormente in Calabria e Sicilia.

Dall’ultimo dopoguerra in poi la coltura ha subito un rapido declino, rimanendo relegata in ristrette superfici del comprensorio Madonita e, in particolare, nei territori di Castelbuono e Pollina (Palermo). Qui gli ultimi frassinicoltori – poco più di cento anziani contadini – contribuiscono ancora oggi a mantenere viva la coltura e a scongiurare la scomparsa di un patrimonio vegetale che ha rappresentato per secoli una risorsa portante dell’economia locale ed è unico per le sue proprietà nutritive e organolettiche.

Cosa ha determinato il declino della manna?

La manna ha iniziato a scomparire dagli anni ’60 quando è stato messo a punto un surrogato sintetico estratto dalla barbabietola da zucchero, il mannitolo, molto meno costoso e per questo di facile diffusione sul mercato. La manna, tuttavia, ha tantissime proprietà chimiche al suo interno che la rendono superiore al mannitolo. Oggi, l’aumento dell’attenzione verso i prodotti naturali sta portando ad una riscoperta di questi prodotti.

Quali sono le caratteristiche benefiche della manna e quali prodotti possono essere da questa ricavati?

La manna è innanzitutto un regolatore intestinale. Se presa con costanza per almeno un paio di settimane riesce a ristabilire l’equilibrio dell’intestino. È inoltre un depurante del fegato e dei reni e in alcune parti del mondo viene utilizzata per alleviare l’effetto dei farmaci chemioterapici. Negli ultimi anni si è inoltre scoperto che, se utilizzata nelle preparazioni cosmetiche, la manna riesce a rivitalizzare e cicatrizzare la pelle. Stiamo quindi mettendo a punto una serie di prodotti cosmetici in collaborazione con un’azienda locale che si occupa di cosmesi. La manna ha però soprattutto una grande valenza nel settore agroalimentare: viene utilizzata in ad esempio da un noto pasticcere del territorio e anche grandi chef stanno acquistando la manna per trovare nuovi sapori.

Quante persone lavorano a questo progetto?

Al momento circa 20 persone. Una dimostrazione che questa coltura può offrire anche buone opportunità occupazionali. È una scommessa, ma i segnali al momento sono positivi.


Alessandra Profilio