Scuola

Alberto Pellai: “Contro il bullismo, la classe deve fare squadra”

“Se ti danno un pugno, dai un pugno anche tu”. “Se uno ti prende in giro, tu prendilo in giro più forte”. Quante volte abbiamo detto queste frasi per spingere qualcuno a reagire a una prepotenza? Quante volte ci siamo sentiti dare questo consiglio da amici e parenti per spronarci a diventare più forti? In caso di episodi di bullismo non c’è niente di più sbagliato, secondo Alberto Pellai, medico, psicoterapeuta dell’età evolutiva e ricercatore dell’Università di Milano.

In Italia oltre un adolescente su due ha subito atti offensivi, non rispettosi o violenti da parte di altri ragazzi e ragazze. Il 20% è vittima assidua di bullismo. È quanto emerge dal rapporto “Giovani a rischio” dell’Osservatorio #conibambini, a cura di Con i Bambini e Openpolis, che analizza il fenomeno a partire da un’indagine Istat. Il trattamento più frequente sono le offese personali, attraverso soprannomi denigratori oppure insulti. In particolare, le ragazze dichiarano di essere prese in giro per l’aspetto fisico o per difetti di pronuncia, oppure di essere prese di mira da chi racconta storie e parla male alle loro spalle, o ancora di essere emarginate o prese in giro per le proprie opinioni. Mentre è tra i ragazzi che il bullismo si traduce più spesso in violenza fisica: il 5,3% riporta di essere stato colpito con spintoni, botte, calci e pugni almeno una volta al mese.

Ma da cosa nasce il bullismo? Come può un genitore accorgersi che il proprio figlio ne è vittima? In che modo gli insegnanti possono affrontare il tema con i ragazzi? La pandemia ha inciso sul fenomeno? Ne abbiamo parlato con Alberto Pellai, che ha sottolineato come, per prevenire il bullismo, sia necessario parlarne a scuola, non solo con la vittima e il bullo, ma coinvolgendo tutta la classe, facendo sentire i ragazzi parte di una squadra.

È importante, inoltre, che i genitori prestino attenzione ai comportamenti dei figli: se i ragazzi non vogliono più andare a scuola e tendono a chiudersi in se stessi, è probabile che abbiano paura di subire atti di bullismo. Per i giovani è fondamentale avere un adulto di riferimento, che non cerchi di tirare fuori i loro segreti ma sia sempre pronto ad ascoltare, quando sono pronti a chiedere aiuto.

Di bullismo si è parlato meno nell’ultimo anno e mezzo a causa delle scuole aperte a intermittenza, ma con il ritorno alla scuola in presenza cosa succederà? Secondo Pellai, il lungo isolamento non ha permesso ai ragazzi di allenarsi a stare in relazione con gli altri. In questo modo, nel momento in cui devono tornare nel gruppo, se non lo percepiscono come squadra, potrebbero temere il potere del branco. Un’altra questione importante è la potenziale crescita del cyberbullismo, dopo che i ragazzi hanno vissuto a lungo nell’online.

La prevenzione del bullismo e del cyberbullismo è un tema affrontato spesso anche dai progetti selezionati da Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Negli anni sono stati organizzati in diverse zone d’Italia incontri di sensibilizzazione, laboratori di gruppo, colloqui con psicologi, spazi di ascolto. Molte delle iniziative sono raccontate nel portale percorsiconibambini.it.

Servizio a cura di Rosa Cambara

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