Pari Opportunità

Hikikomori: in Italia oltre 100 mila giovani nelle stanze della solitudine. Ma uscirne si può

Non per tutti i ragazzi e le ragazze sarà un’estate di spensieratezza e di socialità: molti di loro restano confinati nelle proprie stanze anche a lockdown finito, interrompendo tutte le attività quotidiane che implicano un confronto con gli altri. Adolescenti e giovani adulti che rifiutano il contatto con gli amici e la famiglia, non sopportano le pressioni della società, hanno paura del giudizio degli altri e hanno forti difficoltà a relazionarsi, chiudendosi nel silenzio delle loro stanze.

Stiamo parlando del fenomeno sociale degli hikikomori (letteralmente, “stare in disparte”), diffuso in Giappone tra gli anni ’80 e ’90, ma ormai presente anche nel mondo occidentale. Secondo le stime, in Italia ci sono almeno 100 mila hikikomori, ma la cifra potrebbe aumentare a causa della scarsa consapevolezza del fenomeno, spesso scambiato per introversione, e dell’isolamento da pandemia, che ha fortemente compromesso la capacità degli adolescenti di relazionarsi con gli atri.

“Il covid può aver accelerato il ritiro sociale in quei ragazzi che già avevano delle difficoltà, mostrando loro come la paura del giudizio la vergogna vengano attutiti quando si è costretti a stare da soli”, spiega Elena Carolei, presidente dell’associazione “Hikikomori Italia Genitori“, nata a giugno 2017 nell’ambito del progetto “Hikikomori Italia”, fondato da Marco Crepaldi. L’associazione coinvolge oggi 3.000 famiglie in tutta Italia ed è stata coinvolta in una iniziativa in Valle D’Aosta promossa dal progetto Movi-Menti, selezionato da Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile.

Una risposta al ritiro sociale in adolescenza viene dal progetto Sakido, selezionato da Con i Bambini e attivo a Varese. Ce ne parla lo psicologo Matteo Zanon: percorsi di terapia, educatori a domicilio, inserimento dei ragazzi in piccoli gruppi per tornare a socializzare e rilanciare le loro competenze.

Ma sono soprattutto i ragazzi stessi ad attivarsi per aiutare i loro coetanei: è il caso del giovane regista Lorenzo Cassol, che ha girato il cortometraggio Soli, insieme per sensibilizzare l’opinione pubblica e mandare un messaggio importante ad adolescenti, famiglie, scuole e istituzioni, e Alessandro D’Anna, fondatore del progetto HikiTo, che in Piemonte organizza uscite per i ragazzi che hanno difficoltà a relazionarsi in piccoli gruppi. “Siamo hikikomori e usciamo fuori”, spiega. Perché una vita d’uscita c’è sempre, e spesso a tendere la mano è proprio chi è passato da una determinata situazione e sa come ci si sente.

Servizio a cura di Rosa Cambara

Grazie a Moreno Vignolini, responsabile della comunicazione del progetto Movi-menti, e a Nicolò Cagnan, responsabile della comunicazione del progetto Sakido, per la collaborazione.

Cortometraggio “Soli, insieme”: Regia di Lorenzo Cassol, soggetto e sceneggiatura di Alessia Buiatti. Una produzione Fare Cinema ed Emera Film, in collaborazione con Kublai Film e Freecom SRL.

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