Arte

Educare i ragazzi alla bellezza, ma senza sovrastrutture

#Commenti - 16 Giugno 2021

Non tutti hanno l’opportunità di “accedere” alla bellezza. Molti progetti di contrasto alla povertà educativa, attivi spesso in quartieri caratterizzati da disagio sociale, offrono questa possibilità a bambini e adolescenti. Cosa rappresenta la bellezza per i ragazzi? Lo abbiamo visto in alcune video testimonianze: dall’esperienza dei giovani del Centro Tau a Palermo  a quella dei ragazzi coinvolti dai laboratori di arteducazione nell’area sud est di Napoli. La bellezza, difficile da scorgere in alcune grandi periferie urbane, è occasione di scoperta e di crescita, capace anche di “costruire cittadinanza”.

Abbiamo chiesto un commento a Giorgio Righetti, direttore generale di Acri, sul senso dell’educazione alla bellezza. Di seguito, la trascrizione del video.

<<Il tema dell’educazione alla bellezza è interessante e importante. Spesso, però, non è ben interpretato. A mio modesto avviso, per comprendere bene la relazione tra la bellezza, l’opera d’arte – se vogliamo identificarla con l’arte – e il fruitore della bellezza, è necessario capire che l’opera d’arte consente da una parte a chi la produce di esprimersi, di tirar fuori le emozioni, e a chi ne fruisce di beneficiare di queste emozioni, sprigionarle. Quindi, è una relazione a tre: tra l’artista, l’opera d’arte e il fruitore.

Quando ci si approccia all’educazione alla bellezza non è efficace ciò che si interpone tra l’opera d’arte e chi ne fruisce: tutto quell’insieme di sovrastrutture interpretative che condizionano la piena e la più libera interpretazione dell’opera d’arte da chi la osserva.

Pochi giorni fa guardavo un video di Umberto Eco in cui raccontava di avere avuto una fortuna: suo padre, che non aveva finito di ringraziare abbastanza, gli aveva regalato il libro I promessi sposi prima che lui lo studiasse a scuola. Aveva così avuto la possibilità di apprezzare l’opera per quello che era, o meglio per come lui la sentiva senza l’intermediazione dello studio de I promessi sposi. Questa, a suo dire, è stata una grande opportunità che lo ha assolutamente arricchito, che ha eliminato tutte quelle intermediazioni che avrebbero in qualche modo condizionato la sua lettura del grande capolavoro. Ecco, se noi vogliamo educare i giovani alla bellezza dobbiamo non aiutarli a interpretare, ma metterli in condizioni di fare emergere, di far esplodere, le sensazioni e le emozioni che un’opera d’arte può dare.

Educare alla bellezza, quindi, non significa dare una lettura mediata delle opere d’arte, ma mettere in condizione i giovani e i ragazzi – ma anche gli adulti, perché in realtà è un tema che riguarda anche loro – di poter apprezzare l’emozione che un’opera d’arte può sprigionare. Quindi, non interpretarla ma liberarsi di fronte a un’opera d’arte.

Concludo con una piccola esperienza personale: la visita di alcuni anni fa a Librino, quartiere particolarmente complesso e difficile di Catania, un grande quartiere dove Antonio Presti ha fatto realizzare la Porta della Bellezza. I cittadini, che vivono nel disagio e nelle difficoltà quotidiane, hanno fatto propria quest’opera d’arte e non c’è stato nessun atto vandalico da anni. Quindi, la bellezza può sicuramente modificare la percezione delle persone, può liberare le loro emozioni e costruire cittadinanza.>>

 

Ringraziamo “Italia che cambia” per le gentile concessione delle immagini di Librino. Di seguito un approfondimento sulla Porta della Bellezza.

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